A rimorchio di una nave russa

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1 – Eravamo cinque amici al bar. Dove ognuno ad un certo punto esordisce: ”Ma ve lo ricordate di quella volta che….

A rimorchio di una nave russa

Era l’anno 1974, ancora in piena guerra fredda fra l’occidente e l’unione Sovietica. Il nostro gruppo era la prima volta che si avventurava con la Maria Paolina G. in Atlantico. La Maria Paolina G. nata nel 1956 come cargo per percorrere i Grandi Laghi e poi riconvertita nel 1964 a nave oceanografica per ricerca, dislocava 2800 tonnellate, con tutta la zavorratura fatta con blocchi di cemento per poterla utilizzare come nave da ricerca, visto che, praticamente, aveva la stiva vuota che costituiva i laboratori per la strumentazione e la ricerca, quindi peso irrisorio di fronte a una nave da carico che deve trasportare merci.

La preparazione per questa crociera ci aveva tenuti impegnati per diversi mesi prima della partenza, perché la nave sarebbe rimasta fuori circa 4-5 mesi e sarebbero stati i vari gruppi di ricerca ad alternarsi raggiungendo la nave dove si trovava nei vari porti del Nord Europa con prevalenza della Norvegia. La crociera aveva assunto un’alone quasi di segretezza. O almeno lo credevamo. La prima mattina che arrivammo in Norvegia il giornale locale riportava e informava dell’arrivo della nostra nave, con lo scopo che aveva ecc. ecc.

La zona di operazione era nel mare del Nord. Zona questa prevalentemente percorsa da navi russe da pesca, ricerca e militari; per cui noi eravamo il classico chicco di caffè in mezzo alla panna.

Avevamo infatti costantemente intorno navi russe più o meno truccate: mi ricordo di un peschereccio con tante di quelle antenne ed attrezzature di strumentazione che a tutto potevano servire tranne che alla pesca. Questo peschereccio aveva preso l’abitudine di venire all’ora di pranzo a curiosare quasi volesse vedere cosa si mangiava . La sua plancia arrivava pari pari all’altezza della finestra della nostra saletta dove mangiavamo. Si sarebbe potuto fare scambio di vivande tanto ci rasentava da vicino.

Un giorno stavamo lavorando e acquisendo i dati ed avevamo in mare l’array ed eravamo ancorati con un lungo cavo d’acciaio, quando una di quelle navi fattoria, si chiamano così perchè sono navi enormi che raccolgono il pesce dai vari pescherecci della zona e sono attrezzate per fare la lavorazione del pesce. Hanno enormi frigoriferi che gli permettono di stare sul posto per 4-5 mesi fino a quando non sono pieni.

Nave fattoriaHanno inoltre grosse reti per la pesca a strascico che vengono tenute aperte da dei divergenti, che sono degli enormi piastroni di ferro di circa 5-6 metri per 2. Era successo che questo mostro del mare. (Si, perchè di fronte alla povera Maria Paolina la nostra barca sembrava un guscetto accanto a quella nave). Ci era passata al traverso dalla nostra destra in diagonale a 4 – 5 metri dalla nostra prora e con i divergenti in acqua aveva arrancato Array e cavo di ancoraggio e ci stava rimorchiando dietro a una trentina di metri.

Nave fattoria russa

Nave fattoria russa

A bordo da noi, panico. Tutti fuori per rendersi conto dell’accaduto. Quando i russi si sono resi conto di quanto era successo hanno tirato su i divergenti e con essi è affiorato anche il cavo di ancoraggio che è in acciaio ed ha un diametro di circa 3 cm.

Questo cavo si è messo in tensione a circa 3 – 4 metri fuori dall’acqua costituendo già di per sè un pericolo, in quanto, se quel cavo si fosse spezzato il colpo di frusta che avrebbe dato avrebbe potuto tagliare in due cose e persone che si fossero trovate sul suo cammino.

Nave fattoria russa a rischio di collisioneIntanto si vedevano a cinquanta metri di distanza scintille per lo sfregamento del nostro cavo con quello dei divergenti con cui era rimasto impigliato. Nel frattempo, dalla nave russa venivano messaggi col megafono del tipo: “Maria Paolina go home”, “Yenkee go home”.

Per osservare meglio la scena, salii alla timoneria in controplancia che normalmente serve per pilotare la nave dall’alto nelle belle giornate, ma che io personalmente non ho mai visto usare. Stando di sopra mi sentivo riparato e nello stesso tempo avevo una visuale pressoché totale.

La nave russa per sbrogliarsi dal nostro cavo di ancoraggio ha creduto giusto di fare la manovra rovescia a quella con cui si era legata, e voleva retrocedere e ripassare vicino alla nostra prua ma questa volta all’indietro.

Vi dico sinceramente che vedere quel bestione che ci sovrastava per lo meno di tre o quattro piani a quattro metri dalla nostra prua e per di più in movimento mi fece spaventare così tanto, perché ormai vedevo già la collisione in atto. A quel punto chiusi gli occhi e qualche istante dopo mi ritrovai con le mani serrate come se fossero brasate alla scaletta di ferro e mi occorsero alcuni secondi per capire che il peggio era passato e la nave russa ormai libera dal nostro cavo si stava allontanando.

In giornata riuscimmo poi a riparare l’array, per cui perdemmo soltanto poche ore di acquisizione dati. Tutto si risolse in un grande spavento, che fortunatamente, in tutti gli anni che seguirono non ho più provato.

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