Aragosta Indigeribile

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 8 – Eravamo cinque amici al bar. Dove ognuno ad un certo punto esordisce: ”Ma ve lo ricordate di quella volta che….

Aragosta indigeribile

 Eravamo nel Luglio 1978 ed eravamo in Portogallo per una crociera di lavoro. Avevamo fatto scalo a Lisbona dopo un periodo abbastanza lungo di navigazione. Era la prima volta che andavo a Lisbona, bellissima città, ed eravamo tutti felici di potersi sgranchire le gambe camminando normalmente senza doversi barcamenare per state in piedi.

Dopo un po’ di giorni che sei in mare, specialmente se c’è stato mare mosso, e lì in Atlantico lo è quasi sempre, quando scendi a terra nei primi momenti cammini come i pinguini, andando in qua ed in là.  Come coloro che vanno per la prima volta in un luogo eravamo intenti ad osservare tutto ed immagazzinare quello che c’era di bello.

Abbiamo visto belle strade, bei palazzi, ma, insieme a tutto questo abbiamo notato anche una grande povertà. Gente che chiedeva l’elemosina e bambini vestiti sommariamente seduti in terra  con la manina tesa.

Bisogna considerare degli anni di cui si parla: era da poco decaduto Salazar tramite un incruento colpo di stato ed era stata instaurata una repubblica presidenziale ed il Portogallo aveva perduto le colonie a favore degli Olandesi e Americani

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Lisbona – La Torre di Belem

Noi viceversa stavamo abbastanza bene, in pieno boom economico. Noi poi, che navigavamo, guadagnavamo bene e quando si scendeva a terra, anche per rifarsi dal mare mosso che avevamo patito, non si stava attenti a quanto si spendeva e non ci facevamo mancare niente, specie in fatto di ristoranti e generi alimentari.           

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Lisbona – Monumento Vasco de Gama

Era ormai arrivata l’ora di pranzo e non so per scelta di chi entrammo in un ristorante di lusso, bastava dare un occhiata per vedere che non era il solito ristorante comune. Si presentarono subito dei camerieri che si fecero in quattro per allestire il tavolo. A quei tempi fumavo ed anche abbastanza. Appena feci cenno di mettermi la sigaretta in bocca, subito un solerte cameriere era pronto con l’accendino per farmi accendere.

Al tavolo nostro avevamo due camerieri fissi pronti per farci accendere le sigarette e per versarci il vino qualora nel bicchiere scarseggiasse, oltre poi ad altri camerieri che portavano via, via le vivande. Arrivati al secondo decidemmo di ordinare l’aragoste,  che furono portate in bella vista con tutte le antenne alzate a dimostrare la bellezza della preparazione.

In quel momento un ragazzino che elemosinava si presentò nel vano della porta d’ingresso, ma non ebbe il tempo di proferir parola perché fu subito scacciato in malo modo dai camerieri. Però il tempo fu sufficiente a vedere con che occhi supplichevoli ci aveva guardato, ed io che forse ero tra i più vicini alla porta ne fui profondamente colpito.

L’aragosta era ottima e ben presentata, ma non riuscii a digerirla,  pensando a quante cose avrebbe potuto avere quel bambino con il prezzo pagato per quel pranzo indigesto.

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