Aveva vissuto sempre a bordo

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2 – Eravamo cinque amici al bar. Dove ognuno ad un certo punto esordisce: ”Ma ve lo ricordate di quella volta che….

Aveva vissuto sempre a bordo

Era l’agosto del 1976 ed eravamo a Mazara del Vallo in Sicilia per una sosta ed avremo passato li il ferragosto. Mazara del Vallo è un posto prevalentemente di pescatori e penso che in quel porticciolo stazioni la più numerosa flotta di pescherecci d’Italia

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Il pescato

La flotta di pescherecci di Mazara

La flotta di pescherecci di Mazara

Era la prima volta che andavamo li e allora mossi da una certa curiosità e per sgranchirsi un po’ le gambe scendemmo dalla nave e andammo passeggiando verso una fila di pescherecci ancorati dietro di noi alla stessa banchina. Mentre curiosavamo le attrezzatura di pesca in loro dotazione destammo una certa curiosità anche da parte dei pescatori che ci guardavano con interesse. Mentre facevamo i nostri commenti su le strutture da pesca uscì un pescatore che ci chiese se facevamo parte della nave grande così la chiamò. Non so come facemmo a capire cosa diceva, forse perché si aiutava a gesti, ma parlava un dialetto siciliano molto stretto che li per li ci lasciò un pò interdetti. Capì la nostra difficoltà a comprenderlo ed allora chiamò un giovane che parlava siciliano frammisto ad un italiano abbastanza comprensibile che fece da interprete.

In sostanza era il comandante del peschereccio con un equipaggio di altre 3 persone. L’uomo avrà avuto fra i 55 e i 60 anni, direi portati male. Ci spiegò che aveva il radar in avaria e sarebbe stato costretto a rimanere in banchina fino a che un tecnico che doveva venire non si sa da dove sarebbe venuto per la riparazione. Chiese quindi se avevamo qualcuno in grado di dare un’occhiata all’apparato per la riparazione.

Chiamammo il nostro tecnico di bordo che dopo alcune prove individuò subito l’avaria e anzi aveva anche la valvola di rispetto per la sostituzione.

Il vecchio comandante non capiva piu’ niente dalla contentezza che traspariva dai suoi occhi un po’ appannata dal fatto che non riusciva ad esprimere a parole la sua gratitudine.

Oltre che una serie di grazie che non finiva più ad un certo punto fu solo capace di dire; (ve lo sintetizzo in italiano) “Vi ringrazio e mi scuso per il mio dialetto, ma dovete capire che sono salito su questa barca all’età di 10 anni e non ne sono più sceso e ho sempre parlato solo il dialetto”.

Ci lasciammo fra i tanti grazie ed i cenni di riconoscenza da parte anche degli equipaggi dei pescherecci vicini che ci volevano esternare con gli sguardi e la semplicità quello che solo la gente di mare sa esprimere.

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