Il mercato dei fiori

Download PDF

6 – Eravamo cinque amici al bar. Dove ognuno ad un certo punto esordisce: ”Ma ve lo ricordate di quella volta che….

Il mercato dei fiori

Quando andammo, nel 1974, per la prima volta al Nord Europa in Norvegia facemmo la prima fermata a una cittadina chiamata Bergen.

Bergen sembra a prima vista una delle nostre belle cittadine di periferia tanto è tranquilla e poco caotica, perlomeno a come siamo abituati noi, invece è la seconda città della Norvegia con i suoi 290.000 abitanti, dopo Oslo che ne è la capitale. E’ situata a sud della Norvegia ed è contornata da fiordi, che rendono agevole il suo accesso dal mare. Ha una sede universitaria, strade larghe e bei giardini fioriti.

Immagine 019

Bergen Panoramica

Come in tutti paesi del Nord Europa come ti muovi devi pagare. E’ pieno di tutte quelle macchinette automatiche che ti permettono di poter ottenere un gran numero di servizi. Perciò uno deve avere sempre un discreto rifornimento di monete da una corona, si, perché a quei tempi l’euro era di là da venire.

Dunque per prima cosa una persona che viene dall’estero si deve premunire di una manciata di queste corone norvegesi per accedere a quei piccoli servizi nell’ambito di spesa di una corona: un caffè, un giornale, l’ingresso per piccoli musei e quant’altro si può comprare a quei piccoli distributori automatici.

BergenUna mattina in una delle nostre peregrinazioni senza meta c’imbattemmo in un mercato ortofrutticolo e di fiori. Cominciammo a curiosare e notammo subito quanto il clima di un posto possa influire sui comuni prodotti: i fiori erano piccoli, ma con dei bei colori decisamente vivaci, frutto forse delle temperature, che anche nel periodo estivo, sono di 10-15 C° inferiori che da noi.

mercato dei fiori

Poi andammo all’ortofrutta dove avevano perfino i pomodori delle dimensioni di palline da ping-pong, che venivano presentati incartati uno per uno con una carta velina e posti tre alla volta in vaschette di cartone, come se fossero le reliquie di Sant’Antonio. Tutto questo ci fece sorridere ma capimmo anche quanto il clima, le temperature e le abitudini possano essere diverse da un paese all’altro ed influire su le persone.

Mentre scrutavamo cose, cartelli e insegne di negozi mi è saltata all’occhio l’insegna posta su un piccolo cartellino inequivocabile: la classica figurina di un omino e una donnina l’uno vicino all’altra, che come da noi indicano una toilette, e siccome non sapevamo quanto tempo saremmo rimasti fuori decisi di fare una scappatina al luogo e pregai i miei colleghi di attendermi. Quindi mi fiondai sparato in questo bagno. Nello stesso istante una testa di una anziana signora venne fuori da una specie si sportello tipo biglietteria, che con fare perentorio, mi apostrofò a mò di rimprovero, naturalmente in norvegese, che non mi smosse più di tanto, anche perché non avevo capito una parola di ciò che aveva detto. Al che replicai tranquillo:”Va bene, va bene, ho capito, ora ti dò la corona di pagamento”. Le porsi la corona, ma questa continuava a sbraitare lasciandomi perplesso. Un mio collega che era rimasto lì davanti ad attendermi, ridendo mi disse :”Guarda che quella brontola perché, nella fretta ti sei infilato nel bagno delle signore”.

Da li ho capito l’importanza di conoscere le lingue.

Lascia un commento