Incidente Matteucci

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7 – Eravamo cinque amici al bar. Dove ognuno ad un certo punto esordisce: ”Ma ve lo ricordate di quella volta che…. Incidente Matteucci

Secondo me il destino è un percorso stabilito per ognuno di noi…a noi sembra di fare delle scelte e di trovarci davanti ad un bivio, ma in realtà non è vero perché il destino ha già scritto la nostra storia…a volte il destino lo chiamiamo fortuna, a volte sfiga, ma ti dirò la verità, io spesso ci credo.

Era l’anno 1981 ed eravamo con la Maria Paolina in Mediterraneo per una crociera di lavoro. La zona era più o meno all’altezza dell’Elba e stavamo recuperando non ricordo bene quale apparato, ma comunque era un qualcosa che era in superficie e dovevamo soltanto tirare un cavo d’acciaio neanche tanto grosso. Ora qui mi devo un po’ dilungare con descrizioni tecniche per far capire la dinamica di quanto è accaduto.

Ho fatto un piccolo disegnino per far capire meglio il tutto. Era di mattino, buona visibilità, mare pressoché calmo. L’oggetto da recuperare dato che aveva anche una parte sommersa opponeva una certa resistenza, allora visto che il cavo partiva dal verricello, passava sulla pasteca in cima alla frame, la quale era posizionata con la testa fuori bordo, per poi andare direttamente all’oggetto da recuperare.

Visto che in queste condizioni c’era il pericolo che il cavo uscisse dalla gola della pastecca in cima alla frame, fu messa in un secondo tempo, un’altra pastecca più piccola di rinvio che sarebbe servita per abbassare il cavo ed evitare l’inconveniente sopra descritto.

Quell’anno, eravamo d’estate, avevano assunto un ragazzo come mozzo di coperta che, per le vacanze estive, aveva deciso per guadagnare qualche soldino, di farsi assumere per quell’imbarco, dopo del quale, a settembre, sarebbe ritornato a scuola.

Disegno cavo di recupero ridotto

Sistema di recupero

Io ero in laboratorio al piano di sotto, e sentendo che dovevano aggiungere un’altra pastecca andai in coperta per vedere cosa stessero combinando e rimasi un dieci minuti sotto la frame per vedere l’effetto di questa modifica al sistema di recupero.

Ero appena ritornato in laboratorio quando arrivò Lorenzelli con la faccia stravolta dallo sgomento, e grido:”Su, indicando la coperta, e successa una tragedia”, poi non riuscendo quasi a parlare:” il mozzo e Bruno (Matteucci) sono morti, s’è staccata la pastecca dalla frame ed il cavo glie l’ha fiondata addosso uccidendo il mozzo sul colpo e Bruno ha il cranio mezzo sfondato”.

La pastecca che vista da sotto la frame può sembrare piccola è una puleggia dello spessore di circa 25 cm con una altezza e un lato di 80X80 cm con una struttura di acciaio intorno e del peso di circa 80-90 kg.

Corsi su in coperta all’impazzata con il cuore in gola e le gambe che mi tremavano al pensiero dello spettacolo a cui mi sarei trovato davanti.

Infatti la scena era delle peggiori: Sotto la frame dove avevo sostato dieci minuti prima io c’erano i corpi dei due poveretti, il mozzo a destra e Bruno a sinistra, il colore delle loro facce era cereo quasi bluastro, la testa del mozzo era girata verso prua e non permetteva di vedere lo spacco del cranio ed io non volli avvicinarmi troppo. A Bruno si vedeva proprio la ferita con fuoriuscita di materia grigia. Il sangue scorreva tutto intorno e andava a finire nella canaletta che corre lungo la murata fin davanti alla porta della cucina che si trova a circa ¾ di nave.

Il primo ufficiale, bianco come un cadavere si prodigava in qualcosa, che non ricordo, intorno ai corpi dei due ragazzi.

Tutti gli astanti erano attoniti ed incapaci di parlare. Fiori che era in laboratorio alla notizia si senti mancare ed ebbe bisogno di qualcosa per farlo riprendere.

A questo punto ognuno reagiva a seconda dei propri sentimenti ed il proprio carattere. Come ho già detto a Fiori venne un malore, e qualcuno si prese cura di lui. Io, da parte mia, andavo da una parte all’altra del laboratorio e mi sono sorpreso ad offrire inconsapevolmente sigarette a questo e a quello. Altri stavano ammutoliti con lo sguardo fisso nel vuoto.

Intanto la plancia si era messa in contatto con la Capitaneria di Porto Santo Stefano che avvertì che avrebbe immediatamente inviato un medico che avrebbe certificato la morte dei due poveri ragazzi.

Infatti subito dopo arrivò un’imbarcazione da diporto, dalla quale scese il medico accompagnato da un ufficiale della Marina. Fu utilizzata la prima imbarcazione che stava uscendo dal porto, che gentilmente, su richiesta della Capitaneria, si offrì di dare un passaggio al medico e all’ufficiale.

Intanto la nave stava raggiungendo il porto quando il medico finì di espletare i controlli di rito e redigere il certificato di morte. La pasteca in questione fu subito sequestrata per accertamenti.

Era appena iniziato ad imbrunire quando ci accostammo alla banchina sulla quale ci attendevano due bare. Una scena questa di una tristezza indicibile che non dimenticherò mai. Come del resto anche la scena che mi si presentò quando risalii in coperta. Sono stato una settimana, che, non appena chiudevo gli occhi per addormentarmi la rivedevo in bianco e nero.

Eppoi mi dicono che il destino non esiste!

 

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