{"id":1245,"date":"2013-06-02T19:47:45","date_gmt":"2013-06-02T18:47:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.isaclantici.it\/wordpress\/?page_id=1245"},"modified":"2015-03-01T21:08:32","modified_gmt":"2015-03-01T20:08:32","slug":"i-clandestini","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.isaclantici.it\/wordpress\/racconti\/i-clandestini\/","title":{"rendered":"I Clandestini"},"content":{"rendered":"<h1>Quella volta che salvammo i clandestini<br \/>\n<em>di Andrea Cavanna<\/em><\/h1>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era Novembre del 1997 (forse) ed ero imbarcato sull&#8217;Alliance, eravamo nel porto di Ancona. La nave avrebbe dovuto partire alle 23.00 ma\u00a0 la Capitaneria di Porto ci chiam\u00f2 per chiederci se potevamo dare la precedenza ad un traghetto diretto in Albania, era il traghetto che rimpatriava\u00a0 i clandestini provenienti da quel paese. Avevamo visto il traghetto ormeggiato poco distante dalla nostra nave e lo vedemmo quindi passare con il suo carico di disperati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa un\u2019ora dopo salpammo anche noi ed io mi ero attardato a poppa, nonostante il freddo pungente, ad ammirare le luci della citt\u00e0 che piano, piano diventavano sempre\u00a0 pi\u00f9 piccole; il mare era calmo. I marinai terminata la manovra avevano fermato i verricelli, avevano riposto le gomene di ancoraggio e\u00a0 spento le luci, sulla nave era calato il buio ed il silenzio, rotto soltanto dallo sciabordio delle onde che frangevano lungo la fiancata della nave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu in quel silenzio che percepii, molto flebile, una invocazione di aiuto, non ero certo di aver sentito bene allora chiesi a Salvatore, il marinaio che aveva terminato la manovra, \u201cSalvatore non ti sembra di sentire qualcuno che chiama aiuto?\u201d. Tacemmo immediatamente e nel silenzio sentimmo di nuovo l\u2019invocazione d\u2019aiuto. Intanto c\u2019eravamo abituati al buoi e potemmo vedere un piccola luce flebile in mezzo al mare, non molto lontano da noi, forse\u00a0 meno di cento di metri. Era la luce di un salvagente e una indistinta sagoma umana che sbracciava. Immediatamente avvertimmo il ponte di comando con la frase di rito \u201cMAN OVER BOARD!\u201d (Uomo a mare!).\u00a0 Sul ponte dopo le nostre indicazioni scatto l\u2019emergenza,\u00a0 la nave fu subito illuminata a giorno mentre un proiettore\u00a0 dall\u2019alto del ponte di comando cercava di individuare la persona che invocava aiuto. Quando il cono di luce lo individu\u00f2 scoprimmo che erano tre le persone da soccorrere erano attaccate a due salvagente, fortunatamente per loro, uno dei due salvagente aveva la luce rossa, quella \u00a0che ci ha permesso di individuarli nel buoi della notte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nave inizi\u00f2 subito la manovra di avvicinamento mentre i marinai srotolavano la biscaglina lungo la murata della nave.\u00a0 Si era fatta l\u2019una di notte e la temperatura dell\u2019aria e del mare era scesa di parecchi gradi, era novembre e i poveri cristi correvano il rischio dell\u2019ipotermia, che li avrebbe portati a morte sicura. Bisognava fare presto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si erano aggrappati alla biscaglina ma non avevano pi\u00f9 la forza arrampicarsi. Fortunatamente erano a babordo, sul lato sinistro della nave, dove c\u2019era la scala reale,\u00a0 che fu subito ammainata sino al pelo dell\u2019acqua. Il marinaio, sulla piattaforma della scala, con un\u2019asta con in cima un uncino (mezzo marinaio) agganci\u00f2 il primo naufrago e lo trasse\u00a0 sulla piattaforma dove un altro marinaio lo sorreggeva e l\u2019aiutava a salire la rampa di scale, poi trasse il secondo; \u00a0il terzo non ne voleva saperne di mollare la corda della biscaglina, aveva serrato i pugni in una presa ferrea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il marinaio si sporse per aprigli le mani con tutta la sua forza ma senza riuscirci. Decisero allora di calare una rete (la giapponese)\u00a0 con l\u2019intento di\u00a0 avvolgerlo e tirarlo a bordo con la mancina. Cos\u00ec fecero e cos\u00ec fu che lo issarono a bordo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Furono portati immediatamente in infermeria dove furono spogliati degli abiti fradici e freddi, li misero sotto la doccia calda e poi infilati a letto sotto uno strato di coperte. Nonostante fossero sotto le coperte continuavano a tremare. Un giovane cadetto scozzese stette tutto il tempo accanto al pi\u00f9 giovane nell\u2019intento di aumentare il calore con il proprio corpo e continuando sempre a parlargli per evitare che si addormentasse, le diceva frasi di conforto e di incoraggiamento; parole, che forse, il giovane naufrago neanche capiva. Ci vollero pi\u00f9 di due ore prima che si stabilizzassero. Dai documenti che avevano con loro i tre naufraghi furono identificati, erano albanesi ed erano giovanissimi il pi\u00f9 vecchio dei tre aveva ventidue anni,\u00a0 gli altri due, diciotto e diciassette anni. Nei loro portafogli furono trovate valute di varie nazionalit\u00e0, quelle pi\u00f9 preziose, dollari, marchi e sterline. Questi soldi forse erano il resto delle somma che avevano pagato per espatriare clandestinamente e forse, anche per comprarsi un futuro migliore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto la nave aveva invertito la rotta per ritornare ad Ancona dove, allertate le autorit\u00e0 locali, si stavano preparando tre ambulanze che avrebbero portato i tre poveri ragazzi all\u2019ospedale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano clandestini ed erano forzatamente imbarcati sul traghetto che era partito prima di noi e che li avrebbe rimpatriati; disperati per la fine della loro speranza si erano gettati in mare con l\u2019intento di sottrarsi al rimpatrio e di raggiungere a nuoto di nuovo le coste italiane. Una idea folle perch\u00e9 eravamo distanti dalla costa pi\u00f9 di due miglia e con il freddo non sarebbero sopravvissuti un\u2019altra ora. \u00a0Il caso ha voluto che noi partissimo dopo di loro, era l\u2019ultima nave che lasciava il porto di Ancona quella notte. Se fossimo partiti prima del loro traghetto sarebbero certamente morti assiderati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente non sapremo mai a che destino\u00a0 sono andati incontro. A noi rimase la convinzione che se avevano compiuto un atto cos\u00ec temerario lo avevano fatto con la consapevolezza della disperazione per la ricerca di un futuro migliore. Speriamo che l\u2019abbiano trovato in qualche altro modo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questa esperienza, vissuta in prima persona e in diretta, ho capito che bisogna conoscere la disperazione degli altri ed avere rispetto per quelli che come loro, che per avere un futuro migliore sono disposti a sacrificare anche la propria vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella volta che salvammo i clandestini di Andrea Cavanna Era Novembre del 1997 (forse) ed ero imbarcato sull&#8217;Alliance, eravamo nel porto di Ancona. 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