{"id":2850,"date":"2015-01-31T15:40:25","date_gmt":"2015-01-31T14:40:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.isaclantici.it\/wordpress\/?page_id=2850"},"modified":"2015-03-01T20:55:46","modified_gmt":"2015-03-01T19:55:46","slug":"la-peggior-crociera","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.isaclantici.it\/wordpress\/racconti\/la-peggior-crociera\/","title":{"rendered":"La peggior crociera"},"content":{"rendered":"<h1>La peggior crociera della mia carriera<\/h1>\n<h2><em>di Andrea Cavanna<\/em><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dal 1986 la nave da ricerca oceanografica \u201cMaria Paolina G.\u201d non aveva pi\u00f9 la classe per navigare fuori dello stretto di Gibilterra. La nuova nave era in costruzione e il programma scientifico del Centro doveva andare avanti e prevedeva diverse campagne scientifiche nell\u2019area che andava dalla Groenlandia all&#8217;Islanda e alla Norvegia, ben oltre il Circolo Polare Artico. I nomi delle crociere facevano riferimento a queste tre aree quindi si chiamavano GIN seguite dall&#8217;anno. In questo caso GIN86. Scientist in Charge (SIC) Tom Opkins.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per mantenere fede al programma scientifico si cercarono altre navi tra le nazioni che collaboravano al progetto scientifico e trovammo la disponibilit\u00e0 della Reale Marina Olandese e quella della Reale Marina Belga. Io partecipai a tutte le campagne: due volte sulla nave olandese <em><strong>\u201cTydeman\u201d<\/strong><\/em> e una volta sulla nave belga <em><strong>\u201cBelgica\u201d<\/strong><\/em>. \u00c8 di quest\u2019ultima che voglio raccontare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era Settembre del 1987 e la nave <em><strong>\u201cBelgica\u201c<\/strong><\/em> faceva base a Zeebrugge (Zeebruges in francese) un porto mercantile e militare sulle coste del Belgio, poco lontano da Bruges.<br \/>\nEra anche il porto da dove partivano ed arrivavano molti traghetti diretti in Inghilterra. Questo porto era stato anni a dietro teatro di un tragico incidente. Un traghetto per una manovra sbagliata affond\u00f2 e persero la vita molti camionisti. Zeebrugge era anche il porto dei pescherecci. Ce n\u2019era una intera flotta. C\u2019era anche un bellissimo mercato del pesce organizzato in stand, ed ognuno faceva a gara nel disporre il pesce, lo disponevano con arte come se fossero oggetti di alta oreficerie. Lo mangiammo anche quel pesce, in una delle tante trattorie attorno ai moli, locali alla buona, con gente semplice. Il pesce era il vero protagonista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei giorni precedenti la partenza avevamo percepito dei segnali negativi che avrebbero pregiudicato l\u2019andamento della crociera ma li riconoscemmo solo dopo con il senno di poi, al momento non ci facemmo caso.<br \/>\nEcco alcuni di quei segnali:La nave era di piccole dimensioni, forse la met\u00e0 della Maria Paolina. Quando andammo a bordo ci chiesero se avevamo portato gli stivali da acqua. \u201c A cosa servirebbero?\u201d chiedemmo. \u201cDurante la navigazione la poppa spesso si allaga\u201d ci risposero. Visitammo i laboratori che avrebbero ospitato le nostre attrezzature e ci accorgemmo che non c\u2019era spazio a sufficienza; decidemmo allora di rinunciare ad alcune apparecchiature; proponemmo di metterle nella stiva per averle a disposizione se fossero servite; ci suggerirono di non metterle nella stiva ma di lasciarle a terra in un magazzino della marina. Fu un suggerimento azzeccato. Scoprimmo, in navigazione alcuni giorni dopo, che molto spesso la stiva si allagava. I verricelli di bordo non erano idonei a svolgere il nostro lavoro e decidemmo quindi di imbarca il nostro. Lo installammo al centro della poppa, un posto poco felice ma non c\u2019era altra soluzione. L\u2019alternativa era quella di rinunciare alla crociera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giorno prima di partire il comandante cadde dal ponte di comando e fin\u00ec in acqua, precipitando tra la banchina e la murata della nave. Un vero miracolo, avrebbe potuto sfracellarsi o rimanere schiacciato tra la nave e la banchina, invece nuot\u00f2 sotto la nave e rispunt\u00f2 dall\u2019altra parte indenne. Solo un grosso ematoma sulla gamba destra; forse a causa dell\u2019impatto sulla superficie del mare.<br \/>\nDopo pochi giorni di navigazione avvertivamo segnali ostili nei nostri confronti da parte dei marinai. Non erano abituati al mare aperto. Le loro uscite si limitavano all\u2019area intorno lo Skelda, il fiume che divide il Belgio dall\u2019Olanda, con qualche puntata oltre il canale della Manica con soste prolungate sulle coste inglesi e talvolta addirittura sino a Londra. Noi li avevamo costretti ad arrivare sino a Bod\u00f8, una delle cittadine pi\u00f9 a nord della Norvegia in pieno Mare Artico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mare aperto, quasi sempre agitato, rendeva la vita di bordo molto difficile. Con il mare mosso normalmente le navi rollano o beccheggiano, la Belgica si muoveva in tutte le direzioni, sembrava di essere su un giroscopio. Lo scafo della nave non era adatto a questo tipo di mare, andava bene per il lavoro che svolgevano a casa loro in zone con bassi fondali dove non serviva un grande pescaggio. In pratica un guscio di noce in mezzo alla tempesta e noi con loro. Non potevamo dargli torto per il loro malumore ma eravamo tutti, come si sul dire, \u201csulla stessa barca\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non essendoci cabine a sufficienza per tutti avevano attrezzato un container con quattro posti letto. Era collocato in una posizione alquanto scomoda. Per raggiungerlo bisognava passare su una strettissima passerella non facilmente percorribile, specialmente di notte e con il vento. Il container era sprovvisto del bagno ed era proibitivo pensare di raggiungere i bagni della nave. Per\u00f2, messo alle strette, qualche coraggioso tentava di venire nel bagno della nave. Li sentivo perch\u00e9 la mia cabina era vicino alla porta che dava sull\u2019esterno. Sentivo anche le loro imprecazioni.<br \/>\nIo ero in cabina con Enio Panfietti. Enio pur essendo grande e grosso ha sempre avuto paura quando montava il vento e il mare. Quando era sulla Maria Paolina e c\u2019era mare in tempesta, Enio non dormiva mai, scarpe slacciate, andava sul ponte. Soleva sempre dire:\u201dSto sul ponte per sapere di persona, in caso di pericolo, che decisioni si prendono\u201d.<br \/>\nQuesta volta non poteva andare sul ponte e ogni volta che la nave veniva investita da un colpo di vento o da un\u2019ondata e cominciava ballare lo sentivo dire \u201c Oh porca puttana!\u201d e lo diceva ridendo, ma era un riso isterico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mangiare non era certo quello della Paolina e non sempre il cibo avanzato lo buttavano via, te lo riproponevano qualche giorno dopo. Io ed altre colleghi fummo presi dalla dissenteria e ricordo di aver perso circa sette chili per quel disturbo. Dovetti aspettare di arrivare in porto per avere un medicinale per bloccare la dissenteria. Fu Vasco Duarte a scendere a terra per cercare una farmacia. Fu la mia salvezza. Probabilmente era stato l\u2019arrosto a farci male. Sospettammo che fosse l\u2019arrosto di una settimana prima e che non era stato conservato opportunamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dimensione della saletta da pranzo non permetteva di ospitarci tutti assieme quindi ci chiesero se alcuni di noi fossero disposti a pranzare nella mensa dei marinai. Per noi non c\u2019era problema, ci siamo sempre adattati a tutte le situazioni. Io ed altri tre accettammo di pranzare nella mensa marinai. All\u2019ora di pranzo entrammo nella sala mensa, prendemmo il vassoio e ci avvicinammo al banco della distribuzione. Mentre eravamo in coda mi cadde l\u2019occhio su un gruppo di marinai che ci guardavano e parlottavano tra loro in \u201cfiammingo\u201d non capivo certamente la loro lingua ma avevo intuito che ce l\u2019avessero con noi . Non mi ero sbagliato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giorno dopo presentandoci in mensa per la collazione trovammo un cartello sulla porta, in inglese, quindi diretto a noi che recitava:\u201d Non \u00e8 obbligatorio bussare prima di entrare, ma bussare \u00e8 segno di buona educazione\u201d. Siccome quel cartello era rimasto tutto il giorno sulla porta realizzammo che anche gli ufficiali erano concordi con quanto scritto. Decidemmo immediatamente di revocare la nostra disponibilit\u00e0 a mangiare in mensa. Avremmo mangiato tutti assieme nella sala mensa a noi preposta, con grande rabbia del cameriere.<br \/>\nE tutti i giorni ci chiedeva: <strong><em>\u201cQui mange a bas?\u201d<\/em><\/strong> (Chi mangia gi\u00f9?) ed io rispondevo:<em><strong>\u201dTout le monde mange haut!\u201d<\/strong><\/em> (Tutti mangiano su!) e lui si incazzava perch\u00e9 doveva servire pi\u00f9 persone. Pi\u00f9 il tempo passava e pi\u00f9 diventava insolente e maleducato sino a quando Domenico Galletti gli mostro una forchetta e gli disse in italiano:<em><strong>\u201dLa vedi questa? Io te la pianto qui!\u201d<\/strong><\/em> indicando lo spazio fra gli occhi. Aveva capito perfettamente e da quel momento smise di fare il prepotente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul fronte del lavoro le cose non andavano molto bene, la posizione del verricello si dimostr\u00f2 infelice come avevamo previsto. Messo in quella posizione obbligava il cavo, al quale era collegato lo strumento che calavamo in mare per le misure, a tendersi pi\u00f9 del dovuto e a contorcersi formando delle cocche. Per risolvere il problema facemmo sosta a Klaksvik alle isole Faroes per acquistare delle molle da applicare sui rinvii. Un palliativo, che non risolse il problema, ma ci diede l\u2019opportunit\u00e0 di visitare queste isole.<br \/>\nIl mare inondava la coperta, come ci avevano predetto, e rendeva il lavoro precario e pericoloso. C\u2019era il pericolo di cadere in mare. Non era piacevole cadere nell\u2019acqua ghiacciata del Mare Artico. Chi fosse caduto in mare avrebbe avuto un tempo di sopravvivenza tra i tre a i cinque minuti, dopo di che sarebbe morto per ipotermia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il comandante era sempre in contrasto con lo scienziato belga. Un conflitto perenne perch\u00e9 lo scienziato voleva andare in un certo posto e il comandante si opponeva (giustamente) per ragioni di sicurezza: non era la nave adatta per questi posti e lui ne era consapevole. E quello lo minacciava di farlo sbarcare e di troncargli la carriera e l\u2019altro che se ne fregava della carriera visto che era alle soglie della pensione. Infinite telefonate tra il Ministero dell\u2019Ambiente e quello della Marina Militare.<br \/>\nIn quel pellegrinare nel mare norvegese passammo anche il Circolo Polare Artico. Era obbligatorio festeggiare. Sospendemmo il lavoro e brindammo alla salute di quelli che passavano il Circolo per la prima volta. Per me era la terza volta ed ottenni ugualmente l\u2019attestato del mio passaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto eravamo arrivati quasi in cima alla Norvegia; i marinai erano stanchi e nervosi. I rapporti con noi restavano sempre tesi. A quel punto il comandante aveva intuito che era giunto il momento di fare una pausa e decise di entrare nel porto di Bod\u00f8. Per entrare in porto avremmo dovuto aspettare il pilota che sarebbe arrivato l\u2019indomani in elicottero. Il mare era agitatissimo e noi non potevamo restare in rada. Il comandante, che non voleva aspettare, disse che la nave aveva un\u2019avaria ai motori e che doveva assolutamente entrare in porto e cos\u00ec fu, <a href=\"http:\/\/www.isaclantici.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/bodo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2851 size-full\" src=\"http:\/\/www.isaclantici.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/bodo.jpg\" alt=\"bodo\" width=\"258\" height=\"274\" \/><\/a>dopo un paio d\u2019ore eravamo in banchina.<br \/>\nIl Comandante era caduto dal ponte, come ho raccontato all\u2019inizio, ma nei momenti difficili era sempre lucido e determinato. Un Comandante con le \u201cpalle\u201d.<br \/>\nEra iniziato il viaggio di ritorno, con le stesse sofferenze dell\u2019andata ma eravamo in discesa ed eravamo predisposti a sopportare gli ultimi disagi. Giungemmo al fine in porto e come fulmini smontammo le apparecchiature, impacchettammo per bene tutto il materiale e riempimmo il container. Tirammo un grande sospiro di sollievo quando lo chiudemmo a chiave. In porto c\u2019era gi\u00e0 il camion che ci aspettava: caricammo il container sul camion e via alla stazione a prendere il treno per l\u2019aeroporto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul treno che ci conduceva a Brusselles, Enio Panfietti chiese un\u2019informazione al controllore e mentre questi gli rispondeva vidi Enio svenire e accasciarsi sul sedile, immediatamente scatt\u00f2 l\u2019allarme e alla stazione successiva ci fecero trovare il medico, nel frattempo Enio era rinvenuto e dopo un breve colloquio con il medico il treno ripart\u00ec alla volta di Brusselle. Lo svenimento era dovuto ad grande stress che Enio aveva accumulato per tutta la crociera. Salire sul treno significava la definitiva conclusione di questa avventura e si era finalmente rilassato, tanto rilassato da collassare. All\u2019aeroporto portammo Enio in infermeria per un controllo medico prima di imbarcarci sull\u2019aereo. Il medico constato che non c\u2019erano impedimenti per il volo. Partimmo. Era giunto finalmente il momento di tornare a casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche giorno dopo venimmo a sapere che il Direttore del Centro, Ralph Goodman, commentando la nostra avventura e viste le foto della nave aveva detto:<em><strong>\u201dAh, io su quella nave non ci sarei salito\u201d<\/strong><\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La peggior crociera della mia carriera di Andrea Cavanna A partire dal 1986 la nave da ricerca oceanografica \u201cMaria Paolina G.\u201d non aveva pi\u00f9 la classe per navigare fuori dello stretto di Gibilterra. 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