{"id":3529,"date":"2018-01-28T11:39:42","date_gmt":"2018-01-28T10:39:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.isaclantici.it\/wordpress\/?p=3529"},"modified":"2018-01-30T14:02:57","modified_gmt":"2018-01-30T13:02:57","slug":"la-vestaglia-di-lavinio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.isaclantici.it\/wordpress\/la-vestaglia-di-lavinio\/","title":{"rendered":"La Vestaglia di Lavinio"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_3530\" style=\"width: 388px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.isaclantici.it\/wordpress\/la-vestaglia-di-lavinio\/lavinio\/\" rel=\"attachment wp-att-3530\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3530\" class=\"wp-image-3530\" src=\"https:\/\/www.isaclantici.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/lavinio.jpg\" alt=\"\" width=\"378\" height=\"345\" srcset=\"https:\/\/www.isaclantici.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/lavinio.jpg 500w, https:\/\/www.isaclantici.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/lavinio-300x273.jpg 300w, https:\/\/www.isaclantici.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/lavinio-330x300.jpg 330w\" sizes=\"auto, (max-width: 378px) 100vw, 378px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3530\" class=\"wp-caption-text\">Il braccio alzato non \u00e8 un saluto romano e la bocca aperta non significa che stesse gridando &#8220;Hurr\u00e0&#8221;. Il braccio alzato era appoggiato al rack della radio di bordo. Nella prima foto Lavinio ascolta attentamente la domanda mentre nella seconda forse lo manda a quel paese&#8230;<\/p><\/div>\n<p><strong>LA VESTAGLIA<\/strong><br \/>\n<em>di Lavinio Gualdesi.<\/em><\/p>\n<p>Stavo per buttarla via. Era ormai logora, la mia vestaglia.<br \/>\nPoi mi sono ricordato di una notte piena di lampi al largo dell\u2019Elba\u2026..<br \/>\n\u00c8 stata la crociera pi\u00f9 Kolossal di tutti i tempi e il nome era spaventoso: <span style=\"color: #800000;\">Yellow Shark.<\/span><br \/>\nNessuno era riuscito ad arginare le richieste sempre pi\u00f9 vaste di quello che per il suo modo di pronunciare l\u2019 italiano chiamavamo tutti scherzosamente La Pantera Rosa.<br \/>\nMentre gli altri avevano una Nave: lui tre. Mentre gli altri avevano un assistente scientifico e un Ingegnere coordinatore: lui tre. Anzi quattro. Io ero uno di questi.<br \/>\nDove gli altri avevano un laboratorio a terra: lui Formiche di Grosseto , Elba, Giglio e vari mezzi minori.<br \/>\nGli altri avevano un Programma prove: lui tre. E non rivelava da quale stava leggendo che un\u2019 ora prima e agli stretti interessati.<br \/>\nNe consegue che essendo lui uno e noi molti, la maggior parte passava il tempo in attesa di recitare la sua parte.<br \/>\nA me era toccata la parte di quello che sta sull\u2019Alliance insieme con Francesco Spina.<br \/>\nDopo due giorni e due notti in attesa che toccasse a noi essere interpellati dal CAPO il tempo cominciava a farsi problematico e la Formica era squarciata da lampi.<br \/>\nLe comunicazioni radio erano sempre dal capo a tutti. Solo che nessuno sapeva chi sarebbe stato interrogato.<br \/>\nDopo cena il sonno dopo due notti e due giorni passati davanti alla radio si faceva sentire.<br \/>\nA ma e Francesco calava la palpebra e ci tenevamo svegli con le solite battute.<br \/>\nAndrea Cavanna che, avendo da tenere a balia un infinito numero di software e tutti quelli che ci si incartavano dentro, era sempre presente in laboratorio, mi ricorda anche un&#8217;altra frase ricorrente nelle comunicazioni tra imbarcazioni e che sarebbe suonata strana ad una ipotetica spia in ascolto. La frase era: &#8220;Voi che parlare con le formiche ditegli che &#8230;..&#8221; .<br \/>\nA questo proposito sorprendiamo Vittorio Grandi venir interpellato per Radio dal CAPO. Era il suo turno e nel tentativo di rispondere subito e a tono esagerava al punto che ne imitava la pronuncia in modo che in laboratorio tutti ne ridevano.<br \/>\nL\u2019 unico che non rideva era il CAPO che andando a cena voleva essere sicuro che le cose continuassero.<br \/>\nIl sonno a questo punto ci faceva sbandare. Francesco mi confessava che stava per andare a nanna.<br \/>\nIo volevo aspettare che ci informassero quelli sull\u2019Isola con lui che fosse andato a dormire.<br \/>\nAlle due di notte ero ancora ad aspettare.<br \/>\nI miei informatori mi dicevano: \u201ccon quello che ha mangiato e bevuto non tarder\u00e0 a crollare\u2026.\u201d<br \/>\nAlle due e trenta, sopraffatto dal sonno, ho avvisato il personale di guardia in Laboratorio che andavo in cabina e di chiamarmi se fosse stato necessario.<br \/>\nDopo solo mezz\u2019ora, e quindi con il sonno pi\u00f9 profondo, sento bussare alla porta e gridare\u201dLa Pantera Rosa ti cerca!!! Fai presto che sta gridando come un aquila dove sei!!!<br \/>\nMi infilo la prima cosa che trovo al buio: la vestaglia (che normalmente usavo solo per entrare nel bagno che era sempre freddo) e corro in Laboratorio.<br \/>\nIl dialogo che ne segu\u00ec veniva annotato dal \u201cnotaio\u201d del gruppo: l\u2019 amico Legner.<br \/>\nSe avesse ancora gli appunti mi piacerebbe rileggere il colloquio tra un morto di sonno e un ubriaco petulante.<br \/>\nLa Pantera Rosa continuava a chiedermi di mettere a mare subito nella notte uno strumento scelto accuratamente tra tutti quelli disponibili solo perch\u00e9 gli avevo detto dall\u2019inizio che era sperimentale e quindi non calibrato n\u00e9 tanto meno affidabile.<br \/>\nPer di pi\u00f9 mi chiedeva una misura a pochi centimetri dal fondo del mare.<br \/>\nA nulla \u00e8 valso spiegargli che oltre tutto, dato lo stato del mare, i pochi centimetri diventavano un metro e mezzo ad ogni beccheggio della nave.<br \/>\nUn modo come un altro per schiodare lo strumento sul fondo.<br \/>\nTemendo ancor pi\u00f9 il bonario rimprovero di Federico (\u201cAho macch\u00e9 avete fatto , m\u2019 avete sventrato lo strumento!!!\u201d) che l\u2019 ordine perentorio di uno che l\u2019 indomani non si sarebbe ricordato di avermelo ordinato\u2026. decisi di ignorare l\u2019 ordine.<br \/>\nIl fatto \u00e8 stato come sempre apparentemente ignorato e dimenticato, ma lo sfottimento per essermi presentato in vestaglia in laboratorio \u00e8 durato per giorni e le sere dopo mi \u00e8 costato varie birre in saletta!!!<br \/>\nAdesso che ho fatto la foto ricordo la posso buttare tranquillo.<br \/>\nLa foto in divisa da allievo di macchina l\u2019 ho messa perch\u00e9 li invece, anche dopo notti di guardia, farmi trovare a dormire mi sarebbe costato il posto.<\/p>\n<p><strong>Ad integrazione\u00a0 del racconto di Lavinio riporto qui di seguito il commento di Francesco Spina.<\/strong><\/p>\n<div class=\"comment-content\">\n<p>Cari amici,<br \/>\nmi ricordo bene quella sera. Era stata una giornata intensa ed eravamo finiti in prossimit\u00e0 dello scoglio d\u2019 Africa. E\u2019 questa -per chi non la conosce- una zona di mare con profondit\u00e0 di pochi metri situata a met\u00e0 strada tra la Corsica e Montecristo, a Sud di Pianosa; tutto intorno circondata da un mare profondo fino a 200 metri.<br \/>\nA Montecristo stava lo scientist in charge.<br \/>\nIo ero a bordo e il mio compito era, oltre al lavoro che facevo di solito, il collegamento tra lui e il bordo con Lavinio e gli altri. A bordo tra l\u2019altro c\u2019era una giovane ricercatrice che si interessava alla poseidonia, particolarmente abbondante su quello scoglio sommerso investito da correnti che si possono immaginare. Per osservare il diverso comportamento della poseidonia dal giorno alla notte, e l\u2019impatto che esso aveva sull\u2019acustica era venuto in mente a qualcuno di fare quella misura di cui parla Lavinio (se ricordo bene riguardava l\u2019ossigeno disciolto in acqua).<br \/>\nSolo che in quella crociera c\u2019era qualcosa di inusuale: il contatto con lo Scientist in Charge si interrompeva a fine giornata, per riprendere qualche volta, come quella sera, nel cuore della notte. Questo tra parentesi era un mio problema, perch\u00e9 la sera Lothar (il comandante) mi chiedeva il programma di lavoro per il giorno dopo e io non sapevo cosa dirgli (Poi risolsi questo problema dandogli ogni sera un piano di mia invenzione salvo revisioni la mattina dopo se necessario).<br \/>\nQuella sera per\u00f2 ero andato a dormire e vi potete immaginare quale impressione mi fece veder comparire Lavinio nella sua elegante vestaglia. Superata la sorpresa (potete immaginare quello che uno avrebbe potuto pensare per quella visita notturna) concordai con lui che poteva fare o non fare la misura secondo il suo giudizio e tornai a dormire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA VESTAGLIA di Lavinio Gualdesi. Stavo per buttarla via. Era ormai logora, la mia vestaglia. 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